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Gioele, in carrozzina da Piamborno alla Nazionale di tennis
Capelli ricci, una frangia ribelle che nasconde due occhi verdissimi,
quasi azzurri. Azzurri come il colore della Nazionale. La sua. Gioele
Castelli, a 15 anni non ancora compiuti, è saltato, dal campo da
tennis di Cividate Camuno alla Coppa del Mondo di Tennis per
disabili, che quest'anno ha fatto tappa in Italia e si è giocata a
Cremona dal 9 al 15 giugno 2008.
Poche ore dopo il suo rientro, nella casa di Via Chiesolina a
Piamborno, Gioele rivive a mente fredda la settimana della World Team
Cup. «Non è particolarmente prolisso - ci aveva avvisato la mamma
Virginia» - Confermiamo. La stanchezza c'è ma non si vede. S
Sfogliamo le riviste specializzate, troviamo ampi servizi che parlano
del torneo. «E' stata una bella manifestazione, ma probabilmente
l'anno prossimo la nazionale italiana non potrà iscriversi. Due dei
miei compagni non ci saranno, io da solo non posso gareggiare».
Chiediamo delucidazioni sul regolamento del torneo, Gioele risponde
pazientemente ma non trasuda alcuna emozione. Insisti sull'importanza
della notizia ma lui glissa abilmente ogni clamore, quasi non fosse
lui il terzo tennista scelto nella squadra Juniores italiana. «Siamo
usciti subito, ma siamo stati sfortunati - esordisce Gioele - I
gironi erano a quattro squadre e noi siamo stati sorteggiati con la
Nuova Zelanda, Olanda e Argentina, le squadre più forti del torneo.
Quando ho visto gli accoppiamenti ho capito che sarebbe stata
durissima». Così è stato. Gioele, unico bresciano in gara, ha
comunque sfiorato il cielo con un dito. Mamma Virginia e papà Marco
invece, l'hanno toccato. «Eravamo più emozionati di lui - ammette
mamma Virginia - siamo stati a Cremona durante tutto il torneo, non
abbiamo mai smesso di incitarlo...» e col tono di voce che si ritrova
la mamma, il tifo non l'avrà sentito solo Gioele.
L'età è quella dell'adolescenza, difficile e bellissima. E quando,
alle soglie del secondo tempo della vita, ci si trova costretti su
una sedia a rotelle dalla sera alla mattina, o si ha il fiato per
risalire la collina o ogni salita è una scalata impossibile. Gioele
non si ha dormito sopra ma si è spinto con forza fuori dal cono
d'ombra e se è vero che con la vita di ogni giorno bisogna scendere
ad un compromesso, dove si poteva arrivare, lui è arrivato.
«Lo sport - spiega - è stato fondamentale per me in questi anni. Mi
aiuta a scaricare la tensione, a mettermi in competizione, è un aiuto
a migliorare. Mi alleno da circa tre anni con il maestro Mauro Milesi
del Tennis Club Alta Valle Camonica e l'anno scorso ho partecipato a
tre gare nazionali ed internazionali di tennis su carrozzella».
Bassano del Grappa, Montichiari, Livorno, Torino. Poi la convocazione
nella nazionale italiana, la prima volta in azzurro con il bergamasco
Mattia Berzi e il toscano Davide Nevola. La partecipazione al torneo,
le nuvole di pensieri, le notti insonni «E' stata sicuramente
un'esperienza positiva. Un voto? Ma che mania hai dei voti? Da uno a
dieci gli do nove solo perché non abbiamo vinto. Ma non avrei mai
pensato di arrivare così in alto». Giusto, per ora Gioele, in campo è sceso. Il podio può aspettare.
Sergio Gabossi |
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