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Intervista a
Pamela Novaglio, in partenza per le X° Paralimpiadi di
Vancouver2010
Incontriamo Pamela Novaglio, una ragazza nata con la testa
sulle spalle e gli sci ai piedi.
Da quanti anni sei un’atleta e come è iniziata la tua avventura
sportiva?
Scio da sempre, ma pratico sci paralimpico dal 2005, quando ho
letto su una locandina il numero di telefono di Angelo Martinoli
e della Polisportiva Disabili Valcamonica.
So che ti sei cimentata in diverse discipline sportive, puoi
parlarmi del tuo percorso di formazione?
Con la Polisportiva ho provato l’atletica, il ciclismo, sport
che pratico come preparazione estiva per gli sport invernali, ma
la mia vera passione resta la neve, anche se nel 1996 per un
incidente sciistico ho perso l’uso del braccio destro. Comunque
lo sport serve per stare meglio, mi aiuta a sentirmi uguale agli
altri, anzi…con l’allenamento sono indubbiamente più forte di
molti amici normodotati.
Sei sempre in cerca di qualcosa di nuovo, come è avvenuto
l’incontro con la carabina?
Abito in Val Trompia, la valle delle armi. E’ stato quasi
naturale trovare le persone giuste che mi hanno insegnato l’uso
sportivo della carabina. Nel biathlon ci vuole molto fiato e
mooolta concentrazione. A me è risultato subito facile seguire
gli insegnamenti di Emilio Bertella, il mio allenatore di tiro.
Cosa ti dà lo sport, quanto è importante per te?
Per carattere sono così, mi devo continuamente mettere in
discussione. Con lo sport prendi un cronometro e verifichi se
stai facendo bene, hai dei riscontri, se ti prepari
correttamente. E poi ho un sacco di tifosi che mi sostengono e
mi aiutano.
Quanto ti alleni, come lavori per ottenere i risultati migliori?
Tanto impegno, saper scegliere le persone giuste che ti allenano
nel modo migliore…e tanta determinazione e forza di volontà. Non
sembra, ma anche quella va allenata.
Quali sono i trofei e le medaglie che ricordi con più gioia?
Posso affermare senza esitazione che porto sempre nel cuore le
tre gare delle Paralimpiadi Torino 2006. Ero in Italia, con un
pubblico meraviglioso, tutto il mio paese a farmi il tifo. E
tanti, tanti bambini da tutte le scuole d’Italia a battere le
mani (per tutti gli atleti, di qualsiasi nazione fossero) e
sventolare il tricolore.
A chi dedichi le tue vittorie?
Alla mia famiglia, quando arrivo dopo aver fatto una fatica come
si fa nelle gare di fondo o biathlon devo ringraziare mio marito
Gian Paolo e i miei genitori, perché loro mi permettono di
allenarmi con serenità.
Hai avuto delle delusioni, magari ti eri preparata tanto e poi
qualcosa è andato storto?
Succede spesso sulla neve che le condizioni cambino, gli sci non
vanno più bene, il fiato è rotto dal freddo intenso. Allora
abbasso la testa e cerco di pensare alla prossima gara. Così le
gare sbagliate te le ricordi solo per non ripetere gli stessi
errori e diventano esperienza positiva.
Vorresti che qualcuno seguisse le tue orme, in futuro vorresti
allenare qualcuno e vederlo crescere (sportivamente parlando)
come sei cresciuta tu?
Adesso penso a fare l’atleta. Ma se vedo dei ragazzi, faccio il
tifo per i giovani atleti in erba. Speriamo che i miei sforzi
possano ispirare qualcuno a crescere con la voglia di fare sport
per stare bene con se stessi e gli altri.
Ora Pamela è partita per le Paralimpiadi Invernali di Vancouver
e sta difendendo i colori azzurri nelle specialità sci nordico e
biathlon.
Tifiamo tutti per lei.
Eleonora e Pamela
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